La storia di Francesco Passalacqua, condannato per quattro omicidi tra il 1992 e il 1997: le vittime nel Cosentino, l’ergastolo, la libertà vigilata e la nuova aggressione a Tolè.
Francesco Passalacqua è uno dei nomi più inquietanti della cronaca nera calabrese. Originario di Scalea, in provincia di Cosenza, è conosciuto come il serial killer della Riviera dei Cedri, soprannome legato alla scia di omicidi commessi tra l’Alto Tirreno cosentino e l’area di Verbicaro negli anni Novanta.
La sua storia criminale si sviluppa lontano dai grandi scenari della criminalità organizzata, dentro campagne isolate, case modeste e vittime spesso sole. Proprio questo rese il caso ancora più difficile da accettare: non una faida, non un regolamento di conti, ma una violenza feroce, apparentemente sproporzionata rispetto ai pochi beni sottratti.

Francesco Passalacqua: i quattro omicidi tra Scalea, Marcellina e Verbicaro
Il primo delitto risale al 1992. La vittima fu Mario Montaspro, autotrasportatore di 45 anni, ucciso a Scalea. Secondo le ricostruzioni processuali, Passalacqua venne riconosciuto colpevole di averlo aggredito mentre dormiva, colpendolo alla testa con un pesante blocco di cemento.
Cinque anni dopo, tra marzo e aprile 1997, la violenza tornò a colpire. A Marcellina, frazione di Santa Maria del Cedro, venne ucciso Salvatore Belmonte, agricoltore di 59 anni. Poi, nelle campagne di Verbicaro, morirono Francesco Picarelli, pastore di 63 anni, e Vito Michele Resia, 72 anni, raggiunto da colpi d’arma da fuoco.
Quei delitti generarono paura nei paesi della zona. La figura di Passalacqua, già conosciuto per precedenti e comportamenti violenti, finì progressivamente al centro delle indagini. Dopo l’arresto e il percorso giudiziario, arrivarono le condanne: 24 anni per l’omicidio Montaspro e l’ergastolo per gli altri delitti.
La libertà vigilata e la nuova aggressione a Tolè
Dopo molti anni di carcere, Passalacqua ottenne una misura esterna e venne accolto in una comunità sull’Appennino bolognese. Viveva nella zona di Tolè, nel territorio di Vergato, dove per un periodo fu descritto come una presenza silenziosa, spesso vista in bicicletta.
Il 4 gennaio 2024 il suo nome tornò però nelle cronache. Un agricoltore di 65 anni fu aggredito e accoltellato nel cortile della propria abitazione. In un primo momento Passalacqua venne fermato con l’accusa di tentato omicidio, ma nel processo l’accusa fu riqualificata in lesioni personali aggravate. Nell’ottobre 2024 è stato condannato a cinque anni.
Il caso di Francesco Passalacqua resta una storia durissima: quattro morti, una lunga detenzione, il ritorno fuori dal carcere e una nuova aggressione che ha riaperto domande pesanti sulla pericolosità sociale, sui controlli e sul difficile equilibrio tra reinserimento e sicurezza.